Covid 19: Cosa sta facendo l’Europa e quali fondi saranno disponibili

 

L’Unione europea introduce una serie di modifiche ed iniziative molto importanti per i Paesi membri coinvolti dalla pandemia Covid 19. In questo articolo, ci soffermeremo solo ad analizzare quelle che sono le iniziative sinora programmate dall’UE per i territori e per le imprese.

La prima ed importante novità, a nostro avviso, è il “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19”. Vediamo di cosa si tratta.

 

QUADRO TEMPORANEO PER LE MISURE DI AIUTO DI STATO A SOSTEGNO DELL’ECONOMIA NELL’ATTUALE EMERGENZA COVID-19

La Comunicazione C(2020) 1863 final del 19 marzo 2020, è forse uno dei documenti più importanti emanati dalla Commissione e che avrà molta importanza nei prossimi mesi.

Attraverso questo atto  la Commissione riconosce che l’epidemia di COVID-19 comporta il rischio di una grave recessione che riguarda l’intera economia dell’UE, dal momento che colpisce imprese, posti di lavoro e famiglie. Un sostegno pubblico adeguatamente mirato è necessario per garantire la disponibilità di liquidità sufficiente sui mercati, per contrastare i danni arrecati alle imprese sane e per preservare la continuità dell’attività economica durante e dopo l’epidemia di COVID-19. In considerazione dell’entità limitata delle risorse di bilancio dell’UE, la principale risposta proverrà dai bilanci nazionali degli Stati membri. Le norme dell’UE in materia di aiuti di Stato consentono agli Stati membri di agire in modo rapido ed efficace per sostenere i cittadini e le imprese, in particolare le PMI, che incontrano difficoltà economiche a causa dell’epidemia di COVID-19. 

Cosa prevede quindi la comunicazione? 

Ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), del TFUE, la Commissione può dichiarare compatibili con il mercato interno gli aiuti destinati “a porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro”. Considerando che l’epidemia di COVID-19 interessa tutti gli Stati membri e che le misure di contenimento adottate dagli Stati membri hanno un impatto sulle imprese, la Commissione ritiene che un aiuto di Stato sia giustificato e possa essere dichiarato compatibile con il mercato interno ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), del TFUE, per un periodo limitato, per ovviare alla carenza di liquidità delle imprese e garantire che le perturbazioni causate dall’epidemia di COVID-19 non ne compromettano la redditività, in particolare per quanto riguarda le PMI.

Quali sono questi Aiuti e che caratteristiche hanno?

La Commissione disciplina pertanto che saranno compatibili aiuti sotto forma di sovvenzioni dirette, anticipi rimborsabili o agevolazioni fiscali a patto che: 

  • l’aiuto non supera 800 000 EUR ( per l’agricoltura e Pesca si applicano massimali differenti) per impresa sotto forma di sovvenzioni dirette;
  • l’aiuto può essere concesso a imprese che non erano in difficoltà (ai sensi del regolamento generale di esenzione per categoria) al 31 dicembre 2019; può essere concesso a imprese che non erano in difficoltà al 31 dicembre 2019 e/o che hanno incontrato difficoltà o si sono trovate in una situazione di difficoltà successivamente, a seguito dell’epidemia di COVID-19;
  • l’aiuto è concesso entro e non oltre il 31 dicembre 2020.

La Comunicazione inoltre prevede la possibilità di erogare aiuti sotto forma di tassi d’interesse agevolati per i prestiti e aiuti sotto forma di garanzie sui prestiti.

Infine, ed aspetto molto importante, la comunicazione stabilisce che tali Aiuti possono essere possono essere cumulati con gli aiuti in de Minimis.

E’ quindi necessario che ora, Stati membri e le relative Amministrazioni locali (es. Regioni), emanino avvisi in deroga alla presente comunicazione, dato anche il principio temporale è incombente, ovvero che la concessione dell’Aiuto deve avvenire entro il 31.12.2020.

 

CORONAVIRUS RESPONSE INVESTMENT INITIATIVE 

E’un piano che si basa sul sostanziale riassetto dei programmi esistenti nel quadro della politica di coesione, con cui ci si assicura che gli Stati membri possano utilizzare al meglio le risorse europee per far fronte alle conseguenze della crisi socio-economica causata dall’epidemia. 

I fondi saranno destinati ai sistemi sanitari, alle PMI, ai mercati del lavoro e ad altre parti vulnerabili delle economie dei paesi UE. Si tratta di risorse ricavate da una sostanziale revisione dei programmi esistenti nel quadro della politica di coesione.

Attualmente, la cifra stanziata è pari circa 37 miliardi di euro. 

 

FONDO EUROPEO DI SOLIDARIETA’ ANCHE PER LE CRISI SANITARIE 

Via libera anche alla proposta d’inserire la risposta alle crisi sanitarie fra le ragioni per cui è possibile attivare il Fondo europeo di solidarietà, finora riservato alle sole catastrofi naturali, dai terremoti alle alluvioni. 

Per il 2020 sono disponibili oltre 800 milioni

 

LO STRUMENTO SURE

SURE è uno strumento di solidarietà da 100 miliardi per sostenere il reddito dei lavoratori e aiutare le imprese.

Lo strumento che erogherà fino a 100 miliardi di euro sotto forma di prestiti ai Paesi che ne hanno bisogno con l’obiettivo di far sì che i lavoratori non perdano il proprio reddito e aiutare le imprese affinché mantengano il proprio personale. I prestiti si baseranno su garanzie fornite dagli Stati membri e saranno indirizzati ai settori più in difficoltà. 

SURE sosterrà i regimi di riduzione dell’orario lavorativo e misure analoghe per aiutare gli Stati a proteggere l’occupazione, i lavoratori dipendenti e gli autonomi dal rischio di licenziamento e perdita di reddito. 

Le imprese potranno ridurre temporaneamente l’orario lavorativo dei dipendenti o sospendere del tutto l’attività garantendo il sostegno al reddito fornito dallo Stato per le ore non lavorate. Anche per i lavoratori autonomi è prevista un aiuto in sostituzione del reddito.

 

QUANTI FONDI VANNO ALL’ITALIA?

Indicativamente, nell’ambito dell’iniziativa di investimento in risposta al coronavirus, per l’Italia l’importo totale che può usare per il contrasto del coronavirus  è di 2 miliardi 318 milioni

A questi si aggiungono 8 miliardi e 945 milioni di risorse della coesione non utilizzate, compreso il cofinanziamento nazionale. 

In tutto, quindi, l’Italia può contare su oltre 11 miliardi di risorse provenienti da Bruxelles.

 

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