Perché Internazionalizzare le PMI?

Il ricorso all’internazionalizzazione è incentivato da pluralità di fattori di natura endogena e esogena.
Il percorso di internazionalizzazione è connesso, in primo luogo, al superamento di una serie di criticità caratterizzanti la quasi totalità dei mercati occidentali: in particolare la  saturazione dei mercati nazionali e il sovradimensionamento produttivo.
Nei paesi occidentali il mercato interno non sembra più in grado di assorbire il volume dei beni/servizi prodotti in quanto il consumatore medio si sente appagato nei suoi bisogni secondari (strettamente connessi ad un tenore di vita mediamente accettabile).
L’eccessiva produzione rappresenta un altro freno per la collocazione dei beni/servizi prodotti nei mercati interni: la ricerca di nuovi mercati di sbocco diviene una scelta strategica non solo per le grandi imprese ma anche per le medie e piccole imprese (soprattutto qualora quest’ultime appartengano a network).
I fattori “esterni” che inducono a promuovere percorsi di internazionalizzazione sono essenzialmente tre: i fattori “strutturali”, la ricerca di risorse a basso costo e l’ampliamento del proprio business.
I fattori “strutturali” sono un insieme di facilitazioni che rendono agevole l’interazione tra i vari soggetti sul mercato globale: la riduzione dei costi dei trasporto, lo sviluppo delle tecnologie di comunicazione e il progressivo abbattimento delle barriere ai commerci internazionali.
La ricerca di risorse a basso costo (soprattutto manodopera) sta divenendo progressivamente una scelta strategica (delocalizzazione) per molte imprese orientate a promuovere percorsi di internazionalizzazione: l’esigenza di contenere i costi da lavoro induce molte aziende ad esternalizzare nei PVS (soprattutto asiatici e/o dell’Europa orientale) i processi di trasformazione dei manufatti.
L’ampliamento del business aziendale dovrebbe essere la leva determinante per ricercare la penetrazione nei mercati esteri.
Nei mercati esteri (in particolare nei paesi emergenti ossia nei paesi ad alto tasso di crescita annuo del PIL) emergono delle nicchie di mercato interessanti per i prodotti occidentali: si tratta di un ceto ristretto di consumatori ad alta disponibilità di reddito che sono disponibili ad acquistare prodotti caratterizzati da particolari asset immateriali  (marchio, qualità, design).

L’ampliamento del business è poi connesso a una serie di fattori “indiretti”: principalmente il sostegno (sotto forma di sgravi alle importazioni) dei governi esteri alla penetrazione, nel mercato nazionale, di prodotti stranieri e lo sfruttamento di  localizzazioni all’estero per promuovere l’approdo sui mercati limitrofi.
Per quanto detto, l’internazionalizzazione si sostanzia nella volontà di ampliamento del business, delle linee di business, non solo quelle legate a vecchi prodotti e vecchi mercati ma all’apertura a nuovi prodotti e nuovi mercati cercando di creare un portafoglio  prodotti/mercato più ampio, valutando la capacità di risorse a disposizione.
Le principali motivazioni che spingono le PMI ad internazionalizzarsi possono ricondursi a un surplus produttivo, strettamente connesso all’aumento dell’offerta, in particolar modo rispetto a quella che è l’esigenza nazionale, e alla fine del monopolio sulla domanda del mercato di riferimento che risulta minacciata da una concorrenza agguerrita che può
prestare prezzi più contenuti, avendo costi decisamente più limitati alla produzione.
Puntare su una maggiore efficienza delle aziende ed una crescente capacità di costruzione di sinergie, rappresentano due fattori imprescindibili per accedere ai mercati  internazionali.
L’internazionalizzazione in questi ultimi anni rappresenta una esigenza, una necessità, un modo per non essere tagliati fuori dal sistema produttivo e competitivo. Lo scenario competitivo nel quale le imprese sono sempre più frequentemente chiamate ad operare, è toccato da cambiamenti pervasivi e di struttura che richiedono grandi capacità di  adattamento. Uno dei fattori che caratterizza queste fasi è l’internazionalizzazione dei mercati. Sono soprattutto le medie aziende a concorrere sul mercato internazionale, generalmente con buoni livelli di successo. L’adattamento ai mercati internazionali necessita di livelli di concorrenza sempre maggiori determinati dai costi e dalla qualità.

Lo sviluppo di una concorrenza centrata sulla produttività delle aziende e la loro organizzazione rappresenta la chiave di volta per la penetrazione sui mercati esteri e si configura come componente principale di una nuova strategia di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese.

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